Kyūjutsu e Kyūdō: i tempi cambiano ma l’arte resta la stessa

Ho deciso di scrivere un breve testo riguardo all’arco e al suo utilizzo e di dividerlo in due parti: nella prima tratterò la storia di questo attrezzo nel mondo antico e dei suoi usi, mentre nella seconda vi fornirò delle utili istruzioni su come costruirvi il vostro arco ed iniziare una pratica rudimentale di questa attività, nella speranza che vi possa piacere come piace a me. Buona lettura!

Approcciandomi al tiro con l’arco, qualche tempo fa, cominciai a pormi delle domande basilari, forse anche abbastanza scontate, del tipo da dove provenisse questo strumento e quale fosse la sua storia; si può cominciare col dire che l’arco fa la sua apparizione più di diecimila anni fa in molte culture europee e asiatiche. Le diverse culture hanno anche adattato quest’arma alle proprie esigenze, e questo ha fatto sì che si sviluppasse una varietà non indifferente di archi durante la storia. Un esempio eccezionale può essere dato dall’arco mongolo, un’arma molto corta e rapida, utilizzata principalmente a cavallo.

Anche in Giappone, come nel resto del mondo, l’arco assunse un ruolo fondamentale a un certo punto, tanto da sviluppare un’intera arte attorno a questo strumento: il Kyūjutsu (Arte del tiro con l’arco). L’arco giapponese (Yumi) è un tipo di arco asimmetrico (la “sezione” inferiore è più corta di quella superiore) straordinariamente lungo, oltre due metri, e viene usato ancora oggi, seppure con qualche modifica. Non molti sanno che lo Yumi fosse un segno distintivo dei samurai, quasi al pari della spada.

Durante il 1700 alcuni monaci cominciarono ad usare l’arco praticando un’arte chiamata Kyūdō (la “via” dell’arco), superando il concetto dell’arco inteso come arma e innalzando questo strumento a mezzo per la scoperta interiore. Si può dire quindi in un certo senso che il Kyūjutsu si sia tramutato nel Kyūdō. Ad oggi, milioni di persone in tutto il mondo praticano la via dell’arco.

Vi sono almeno due cose fondamentali nella pratica del Kyūdō: la prima è la respirazione. Un arciere preparato sa che il momento giusto per scoccare una freccia è quello di massima inspirazione; in questo modo si avranno meno movimenti involontari e più possibilità di centrare il bersaglio. La seconda cosa fondamentale per la pratica del Kyūdō è la concentrazione: un arciere non concentrato non trarrà mai il massimo beneficio nel tiro, sia fisicamente che spiritualmente. A questo proposito riporto i tre livelli di abilità che un Kyūdōka deve imparare a gestire:

  1. Tōteki (la freccia colpisce il bersaglio);
  2. Kanteki (la freccia attraversa il bersaglio);
  3. Zaiteki (la freccia esiste nel bersaglio);

Anche se nella pratica occidentale sono usati quasi esclusivamente archi ricurvi (olimpici) e compound (da caccia), i principi del Kyūdō giapponese si possono applicare ugualmente, riguardando l’azione in sé di colpire il bersaglio e trascendendo il tipo di attrezzo utilizzato, almeno secondo la modesta opinione di chi scrive.

Nel precedente articolo è stata esplorata in modo rapido la storia dell’arco e il suo utilizzo nel mondo antico e moderno, ora una guida su come costruire un arco in modo semplice e senza spendere una fortuna; in questo modo chi fosse interessato ad intraprendere la via dell’arco può effettivamente verificare se fa al caso suo.

Lista dell’occorrente:

  • Tubo in PVC;
  • Corda in Nylon;
  • Pentola;
  • Sverniciatore (o fornelli della cucina);
  • Sega;
  • Asse di legno.

La struttura primaria di un arco, nella sua versione più scarna, è composta solamente di:

  • Riser (o impugnatura);
  • Limbs (o flettenti);
  • String (la corda);
  • Tips (“tagli” scavati nei flettenti, in cui va inserita la corda).

L’ arco, essendo una versione “monoblocco”, avrà un centro (impugnatura) e dei “bracci” (flettenti) composti da un unico corpo modellato a partire dal tubo in PVC.

Il primo passo consiste nell’acquistare un tubo di PVC idraulico (non quello per uso elettrico quindi, perché troppo sottile) del diametro di almeno mezzo pollice, meglio se tre quarti di pollice (da un pollice diventa difficile da lavorare), di lunghezza variabile in base all’altezza dell’arciere , come quello fotografato di seguito:

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Bisognerà poi con un pennarello o una matita, fare tre segni: uno in corrispondenza del centro esatto e gli altri due a circa dieci – quindici centimetri dal centro; i due segni esterni saranno l’impugnatura.

Dopodiché occorre riscaldare le parti oltre i segni e fino alla punta (quelli che saranno i flettenti) una per volta con uno sverniciatore, o in alternativa sui fornelli del gas in cucina. E’ di fondamentale importanza riscaldare i flettenti in modo uniforme, altrimenti rischierete di bruciare il PVC e sarete costretti a ricominciare da capo. Una volta che il tubo comincerà a deformarsi e diventerà malleabile (ci vorrà un po’ di pazienza) sarà il momento buono per toglierlo dal calore e passare alla fase successiva.

Quando il primo braccio sarà abbastanza caldo, prendete un asse di legno (non importa la misura) e cominciate a schiacciare il tubo con il vostro peso in modo che risulti quasi del tutto piatto in punta e vada sempre più ad inspessirsi verso il centro (comunque il flettente dovrà essere per buona parte quasi del tutto piatto). Un lato del tubo dovrà somigliare più o meno a questo di cui sotto:

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Ora occorrerà ripetere l’operazione anche per l’altro lato. In questa fase è molto importante evitare una deformazione longitudinale del tubo.

Riscaldando nuovamente uno dei flettenti e, aiutandosi con una pentola (o un oggetto simile) occorre dare una forma semicircolare all’estremità piegata.

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Il passaggio successivo (questo non è obbligatorio, darà solo più elasticità all’arco);fare una leggera “gobba” a metà del flettente incurvata nella direzione opposta alla piegatura fatta con la pentola. Ripetendo l’operazione su entrambi i lati si otterrà un oggetto simile:

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Successivamente riscaldare il manico (contrassegnato dai segni fatti in precedenza) fino a quando non sarà malleabile, dopodiché modellarlo con dei guanti  nella direzione opposta alla curvatura dell’oggetto, nel modo seguente:

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In seguito,rivestire l’impugnatura con del nastro elettrico per avere una presa più salda e montare un poggia freccia, utile anche alla mira, inserendo nel nastro adesivo un pezzo di plastica (o PVC piegato nel caso in esame):

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Notare come il punto immediatamente sopra il poggia freccia sia più incavato rispetto al resto del manico, questo aumenterà la precisione del tiro.

L’arco è quasi pronto, non resta che intagliare le estremità che potranno così accogliere la corda, questa operazione verrà fatta ritagliando con una sega due rettangoli lunghi e stretti dalla punta dei flettenti; il risultato sarà il seguente:

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La fase finale riguarda la corda, che dovrà avere due nodi come raffigurato sotto per essere ospitata dall’arco:

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Infine aggiungere del nastro adesivo alle estremità dopo averle smussate con una lima per facilitare la tensione della corda.

Un modo molto semplice per tendere la corda consiste nell’infilare un nodo di questa nella prima punta dell’arco, appoggiare la curvatura di quel flettente davanti alla caviglia sinistra, scavalcare l’arco con la gamba destra e piegarlo utilizzando il bacino per inserire l’altro nodo.

L’arco finito risulterà come il segue:

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Le possibili varianti sono potenzialmente infinite e l’applicazione di questo tipo di materiale economico e flessibile, nonostante rigido, permette di sperimentare l’approccio al tiro con l’arco in maniera quasi del tutto priva di costi (è conveniente acquistare delle frecce, mentre un tubo di PVC del genere si può trovare in qualsiasi ferramenta ad un costo esiguo).

Notare che in questa breve guida non si èpraticamente menzionata alcuna misura, questo perché le dimensioni e le forme variano in base allo scopo che si vuole raggiungere; una volta acquisita la padronanza di questa tecnica base si potranno sperimentare molte altre varianti (a questo proposito vi rimando al canale Youtube “Backyardbowyer”, dove si potranno trovare moltissimi altri spunti, nonché guide più dettagliate per costruire archi molto più sofisticati).

Non resta che ricordare di utilizzare sempre la massima prudenza sia nella costruzione dell’arco (riscaldare il PVC può causare gravi ustioni e il materiale può causare fumi tossici) che nel suo utilizzo, ricordando che si tratta pur sempre di un’arma.

Ci sarebbe poi da discutere a lungo sulla posizione da tenere mentre si tira e su tanti altri aspetti tecnici che non sono stati trattati in questo articolo, ma dopo aver provato, se l’argomento verrà trovato interessante ci si può sempre iscrivere ad un buon corso utilizzando un arco scuola perapprofondirlo. Buon divertimento!

                                                                                                                                                                  Valerio Bauducco, I Kyu

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di hidenryuhombudojo

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